Ospedale Amico dei Bambini e delle Bambine: l'Educatrice Perinatale come ponte con le famiglie
L’iniziativa Ospedale Amico del Bambino (Baby-Friendly Hospital Initiative – BFHI), promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’UNICEF, è nata per garantire un inizio di vita ottimale a neonati e genitori, attraverso la promozione dell’allattamento, della relazione precoce madre-bambino e della continuità delle cure.
I dieci passi per l’allattamento, elaborati all’interno del programma BFHI, costituiscono un protocollo internazionale volto ad accompagnare gli ospedali verso pratiche più umane, rispettose e basate su evidenze scientifiche. Ogni struttura che desidera ottenere la certificazione di ospedale amico del bambino deve implementare questi dieci standard, tra cui il 10° Passo ricopre un ruolo chiave: assicurare un supporto continuo alle madri anche dopo la dimissione ospedaliera.
Ed è proprio in questo passaggio, delicato e spesso sottovalutato, che il contributo di figure professionali territoriali come l’Educatrice Perinatale può fare la differenza
Il 10° Passo della BFHI: continuità del sostegno dopo la dimissione
Secondo le linee guida OMS e UNICEF, il 10° Passo per diventare ospedale amico del bambino prevede che le strutture sanitarie garantiscano alle madri la possibilità di accedere, anche dopo il parto, a risorse locali affidabili per il sostegno all’allattamento.
Ciò include la promozione di una rete di supporto facilmente contattabile, la fornitura di informazioni aggiornate sui servizi disponibili sul territorio e un’opera di sensibilizzazione che aiuti le famiglie a orientarsi, prevenendo così il rischio di isolamento Il principio fondante è quello della continuità assistenziale post parto: la cura non deve interrompersi con le dimissioni, ma proseguire nella quotidianità della vita familiare.
Purtroppo, nella realtà, molte madri si trovano sole ad affrontare le difficoltà legate all’avvio dell’allattamento, alla gestione del neonato e alla riorganizzazione della vita. Questo scarto tra assistenza ospedaliera e realtà quotidiana è una delle principali cause di interruzione precoce dell’allattamento, ma anche di disagio emotivo e senso di inadeguatezza.
Perché serve un ponte tra ospedale e territorio
Il 10° Passo rappresenta una sfida che coinvolge non solo il sistema sanitario, ma l’intera comunità.
Essere davvero un ospedale amico del bambino significa attivare sinergie tra ospedale e territorio, per garantire un accompagnamento che non si esaurisca al momento della nascita.
Servono figure professionali che abbiano la capacità di colmare il divario tra il sapere clinico e l’esperienza quotidiana delle famiglie. Servono competenze aggiornate, presenza costante, sensibilità relazionale. È proprio in questa dimensione che si inserisce il ruolo dell’Educatrice Perinatale.
L’Educatrice Perinatale: una figura chiave per attuare il 10° Passo
L’Educatrice Perinatale è una professionista che accompagna i genitori lungo tutto il periodo perinatale, dalla gravidanza ai primi mesi dopo la nascita. Non si occupa di aspetti sanitari, ma integra e completa il percorso di cura offrendo supporto emotivo, pratico e relazionale.
Nel quadro della Baby-Friendly Hospital Initiative, questa figura può rappresentare il ponte operativo e umano tra ospedale e territorio, aiutando le famiglie ad affrontare le prime settimane dopo la nascita con maggiore sicurezza e serenità.
Attraverso il suo intervento, l’Educatrice Perinatale:
affianca le madri nei giorni successivi al parto, offrendo uno spazio di ascolto e orientamento;
promuove una cultura dell’allattamento aggiornata e non giudicante, basata su evidenze scientifiche;
sostiene il benessere relazionale ed emotivo della diade madre-bambino;
mette in rete le famiglie con i servizi territoriali e con altri professionisti competenti.
Non è solo una figura di supporto, ma una presenza che ricuce le fratture del sistema, rendendo il 10° Passo un’azione concreta e vissuta.
Esempi di applicazione del 10° Passo: esperienze in Italia e nel mondo
Diversi contesti hanno messo in pratica il 10° Passo con modelli virtuosi che possono ispirare anche il panorama italiano.
In Italia, ospedali come l’IRCCS Burlo Garofolo di Trieste hanno costruito percorsi di continuità che prevedono il contatto diretto con operatori del territorio dopo la dimissione, visite domiciliari, gruppi di sostegno e percorsi post-nascita in collaborazione con consultori e associazioni locali.
In Norvegia, il follow-up postnatale è parte integrante del sistema: un’ostetrica o un’infermiera perinatale contatta ogni madre entro pochi giorni dal rientro a casa, verificando l’avvio dell’allattamento e il benessere della coppia genitoriale.
In Canada, l’approccio Baby-Friendly Community ha esteso la logica della BFHI anche ai servizi extraospedalieri, creando reti formali tra strutture sanitarie, centri perinatali, operatori privati e gruppi di peer support.
Questi esempi dimostrano che, quando il 10° Passo è parte di una rete reale, non solo favorisce l’allattamento, ma rafforza l’intero sistema di cura perinatale.
Il ruolo dei padri e dei partner nel mantenimento dell’allattamento
Nel parlare di allattamento, spesso si dimentica il ruolo prezioso dei padri o dei partner. Eppure, la loro partecipazione attiva può incidere profondamente sull’andamento dell’allattamento e sul benessere della madre.
Studi internazionali confermano che un partner coinvolto aumenta la probabilità che l’allattamento venga avviato e prosegua nel tempo, aiuta a ridurre il senso di solitudine materna e migliora la qualità della relazione genitoriale. Il supporto del partner si esprime nella cura del neonato, nella gestione quotidiana della casa e soprattutto nell’offerta di un sostegno emotivo solido, rispettoso e presente.
Affinché ciò accada, è essenziale che anche i partner siano coinvolti, informati e riconosciutinel loro ruolo.
L’Educatrice Perinatale, grazie al suo approccio sistemico e relazionale, può contribuire a questo processo creando spazi di ascolto condiviso, accogliendo i vissuti di entrambi i genitori e facilitando una genitorialità più consapevole e condivisa.
La rete perinatale territoriale: una risorsa che fa la differenza
Il 10° Passo può realizzarsi pienamente solo se esiste unarete territoriale attiva e collaborativa. Questa rete dovrebbe includere consultori familiari formati e accessibili, spazi di ascolto per genitori, educatrici perinatali, doule, ostetriche e psicologhe che lavorano in sinergia, pediatri aperti al dialogo, gruppi di supporto tra pari e realtà associative di prossimità.
Purtroppo, la frammentazione dei servizi, la discontinuità territoriale e la mancanza di figure formate rendono spesso difficile per le famiglie trovare un punto di riferimento stabile.
In questo scenario, l’Educatrice Perinatale può rappresentare un nodo strategico: riconosce i bisogni emergenti, orienta i genitori verso le risorse adeguate, costruisce connessioni professionali e aiuta a tessere una rete di cura che tenga insieme i diversi pezzi del percorso perinatale.
Una rete ben funzionante non solo migliora la qualità dell’assistenza, ma riduce l’isolamento e promuove una cultura della cura diffusa e accessibile.
Vuoi formarti per accompagnare le famiglie nel periodo perinatale?
Diventare Educatrice Perinatale significa scegliere di essere un riferimento stabile e competente per mamme e coppie nel momento più trasformativo della loro vita.
Non si tratta solo di imparare tecniche, ma di acquisire uno sguardo professionale capace di coniugare scienza, ascolto e presenza autentica
.
Il Master di VivInfanzia ti prepara a offrire un accompagnamento completo dalla gravidanza ai primi mesi dopo il parto. La formazione è aggiornata, multidisciplinare e orientata alla pratica. Imparerai a:
sostenere l’allattamento con strumenti basati sulle evidenze scientifiche;
accompagnare le emozioni e i vissuti delle famiglie nel post parto
comunicare con chiarezza e empatia;
lavorare in rete con i servizi del territorio.
Svilupperai competenze tecniche e relazionali per contribuire concretamente agli obiettivi della Baby-Friendly Hospital Initiative, diventando un ponte tra ospedale e quotidianità.
IRCCS Burlo Garofolo – BFHI e continuità delle cure (presentazione Linda Chapin, 2018)
Pisacane A., Continisio G.I. – The role of the father in the promotion and support of breastfeeding, Acta Paediatrica, 2005
I benefici dell’alimentazione al seno per mamma e bambino sono ormai considerati un dato di fatto, supportato dalla vastissima letteratura scientifica disponibile.
Riassumendo, possiamo dire che i 3 vantaggi principali sono:
Fornisceprotezione contro le malattie gastrointestinali e respiratorie che, contrariamente a quanto si crede, comunemente sono presenti, seppur in misura minore, anche nei paesi industrializzati e non solo in quelli in via di sviluppo;
Riduce gli episodi di diarrea e dissenteria, una delle cause della morte neonatale.
Fornisce energia e sostanze nutritive che migliorano lo sviluppo cerebrale e riducono il rischio di sovrappeso e obesità in età adulta. Il latte materno garantisce oltre il 50% del fabbisogno tra i 6 e i 12 mesi e oltre il 35% tra i 12 e i 24 mesi
L’allattamento al seno è protettivo anche nei confronti della madre e contribuisce a ridurre il rischio di cancro alle ovaie e al seno, oltre ad avere un blando effetto di contraccettivo naturale, inducendo l’assenza delle mestruazioni (amenorrea da allattamento) aiutando così a distanziare le gravidanze.
A proposito di latte materno, riteniamo sia fondamentale fare un piccolo approfondimento su come avviene la produzione di questo alimento così importante nel corpo della donna.
Empty space, drag to resize
Gli stessi ormoni che guidano i cambiamenti psico-fisiologici del corpo della mamma durante la gravidanza sono responsabili dei cambiamenti del seno nella preparazione e nel proseguimento dell’allattamento. Il primo cambiamento che la mamma può apprezzare da sola avviene nel I trimestre di gravidanza ed è chiamato "fase di accrescimento": in questa fase dotti e alveoli crescono rapidamente e i seni appaiono sensibili al tatto e di volume maggiore. È la fase chiamata Mammazione ed è spinta dagli estrogeni (aumento dei dotti) e dal progesterone (accrescimento degli alveoli) . Solo una piccola parte di accrescimento coinvolge il tessuto adiposo e quello di sostegno. Dopo l’accrescimento del primo trimestre il sistema va in pausa fino a 12 settimane prima del parto, quando le ghiandole mammarie cominciano a secernere il colostro, grazie alla spinta della prolattina che contemporaneamente provoca la caduta dei livelli di estrogeni e progesterone. Questa fase chiamata Lattogenesi I durerà fino al secondo giorno dopo il parto. Successivamente compare la montata lattea (Lattogenesi II) che dura dal terzo all’ottavo giorno dopo il parto (l’inizio fisiologico è tra le 30 e le 40 ore dopo il parto). In questa fase, anch'essa controllata dagli ormoni, il seno appare turgido e caldo. Gli ormoni sono implicati anche nell’aumento della circolazione dei vasi sanguigni sottocutanei (necessario per sostenere le nuove richieste metaboliche del tessuto mammario), che determinano il cambiamento di pigmentazione e la grandezza dell’areola e del capezzolo. Dal 9° giorno fino alla fine dell’allattamento, il sistema si autoalimenta e non è più governato dagli ormoni, ma la produzione di latte è regolata dalle richieste del bambino mediante la suzione e lo svuotamento del seno è sotto il controllo autocrino, secondo il meccanismo della domanda e dell’offerta. Il passaggio dal controllo ormonale della produzione di latte al controllo guidato dal bambino avviene in modo graduale ed è necessario un periodo di adattamento (la calibrazione) che dura dalle 4 alle 6 settimane dall’inizio di questa fase (si parla, nello specifico, di Lattogenesi III). Nel sistema della domanda e dell’offerta è coinvolto l’ormone ossitocina che è responsabile della contrazione delle piccole cellule muscolari che circondano l’alveolo che permettono la spinta del latte verso il capezzolo (riflesso di eiezione del latte). L’ossitocina è prodotta maggiormente a seguito di stimoli visivi, tattili, uditivi e psicologici, quindi quando la mamma vede, sente, tocca ed è in sintonia con il suo bambino (da qui l’importanza biologica della tranquillità). ed è inibita dal dolore, dallo stress (produzione di cortisolo), dal disagio psico-fisico, dall’assunzione di alcool e nicotina.
Gli stessi ormoni che guidano i cambiamenti psico-fisiologici del corpo della mamma durante la gravidanza sono responsabili dei cambiamenti del seno nella preparazione e nel proseguimento dell’allattamento. Il primo cambiamento che la mamma può apprezzare da sola avviene nel I trimestre di gravidanza ed è chiamato "fase di accrescimento": in questa fase dotti e alveoli crescono rapidamente e i seni appaiono sensibili al tatto e di volume maggiore. È la fase chiamata Mammazione ed è spinta dagli estrogeni (aumento dei dotti) e dal progesterone (accrescimento degli alveoli) . Solo una piccola parte di accrescimento coinvolge il tessuto adiposo e quello di sostegno.
Dopo l’accrescimento del primo trimestre il sistema va in pausa fino a 12 settimane prima del parto, quando le ghiandole mammarie cominciano a secernere il colostro, grazie alla spinta della prolattina che contemporaneamente provoca la caduta dei livelli di estrogeni e progesterone. Questa fase chiamata Lattogenesi I durerà fino al secondo giorno dopo il parto.
Successivamente compare la montata lattea (Lattogenesi II) che dura dal terzo all’ottavo giorno dopo il parto (l’inizio fisiologico è tra le 30 e le 40 ore dopo il parto). In questa fase, anch'essa controllata dagli ormoni, il seno appare turgido e caldo.
Gli ormoni sono implicati anche nell’aumento della circolazione dei vasi sanguigni sottocutanei (necessario per sostenere le nuove richieste metaboliche del tessuto mammario), che determinano il cambiamento di pigmentazione e la grandezza dell’areola e del capezzolo.
Dal 9° giorno fino alla fine dell’allattamento, il sistema si autoalimenta e non è più governato dagli ormoni, ma la produzione di latte è regolata dalle richieste del bambino mediante la suzione e lo svuotamento del seno è sotto il controllo autocrino, secondo il meccanismo della domanda e dell’offerta. Il passaggio dal controllo ormonale della produzione di latte al controllo guidato dal bambino avviene in modo graduale ed è necessario un periodo di adattamento (la calibrazione) che dura dalle 4 alle 6 settimane dall’inizio di questa fase (si parla, nello specifico, di Lattogenesi III).
Nel sistema della domanda e dell’offerta è coinvolto l’ormone ossitocina che è responsabile della contrazione delle piccole cellule muscolari che circondano l’alveolo che permettono la spinta del latte verso il capezzolo (riflesso di eiezione del latte). L’ossitocina è prodotta maggiormente a seguito di stimoli visivi, tattili, uditivi e psicologici, quindi quando la mamma vede, sente, tocca ed è in sintonia con il suo bambino (da qui l’importanza biologica della tranquillità). ed è inibita dal dolore, dallo stress (produzione di cortisolo), dal disagio psico-fisico, dall’assunzione di alcool e nicotina.